Il settore globale del solare nel 2026 si trova in una fase di svolta tecnologica. Con installazioni record in Europa, una rapida espansione in Asia e obiettivi di decarbonizzazione sempre più ambiziosi, l’attenzione non è più rivolta soltanto all’aumento del numero di impianti, ma al miglioramento dei materiali che li compongono. Efficienza, durata, stabilità dei costi e impatto ambientale sono oggi i principali criteri di competitività. Il silicio cristallino tradizionale domina ancora il mercato, ma nuovi sistemi di materiali — in particolare perovskiti, strutture tandem, strati avanzati di passivazione e film conduttivi di nuova generazione — stanno ridefinendo i limiti delle prestazioni. Questo articolo analizza le innovazioni materiali più rilevanti che stanno influenzando i moduli solari commerciali e pre-commerciali.
I materiali a base di perovskite sono passati in poco più di un decennio da scoperta di laboratorio a produzione pilota industriale. Nel 2026, le celle tandem perovskite–silicio certificate hanno superato il 33% di efficienza in condizioni controllate, con diversi produttori che riportano funzionamenti stabili oltre le 1.000 ore secondo protocolli standard di test. Il vantaggio principale risiede nel bandgap regolabile delle perovskiti e nella loro capacità di assorbire fotoni ad alta energia che il silicio convenzionale sfrutta in modo meno efficiente.
A differenza dei wafer di silicio cristallino, le perovskiti possono essere depositate tramite tecniche in soluzione o processi di deposizione in fase di vapore a temperature relativamente basse. Ciò consente strati attivi più sottili e un potenziale minor consumo energetico nella produzione. Diverse aziende europee e asiatiche hanno avviato linee pilota per moduli tandem che combinano celle inferiori in silicio con strati superiori in perovskite, con l’obiettivo di un’introduzione commerciale entro la fine del decennio.
La stabilità è stata storicamente l’ostacolo principale. Nel 2026, nuovi materiali di incapsulamento, una migliore ingegneria compositiva e la riduzione dei rischi di rilascio di piombo hanno esteso in modo significativo la durata operativa. Sebbene i dati a lungo termine sul campo siano ancora in fase di raccolta, le prime prove all’aperto in Germania, Giappone e Stati Uniti mostrano tassi di degradazione sempre più vicini a quelli dei moduli in silicio consolidati.
Le celle solari tandem combinano due materiali assorbitori con bandgap complementari, catturando una porzione più ampia dello spettro solare. Nelle configurazioni perovskite–silicio, lo strato in perovskite assorbe le lunghezze d’onda più corte, mentre il silicio intercetta la parte rossa e infrarossa. Questa struttura riduce le perdite per termalizzazione, uno dei limiti fondamentali delle celle a singola giunzione.
Nel 2026 i produttori stanno lavorando per integrare le strutture tandem nelle linee di produzione del silicio esistenti, invece di costruire stabilimenti completamente nuovi. Questo approccio ibrido riduce gli investimenti iniziali e accelera l’ingresso sul mercato. Diversi progetti dimostrativi in parchi solari su scala utility stanno già testando moduli tandem pre-commerciali in condizioni operative reali.
L’equilibrio economico dipende dalla durabilità e dalla stabilità del rendimento su 20–25 anni. Se i moduli tandem raggiungeranno livelli di affidabilità comparabili ai pannelli monocrystalline PERC o TOPCon attuali, la maggiore efficienza potrà ridurre l’uso del suolo, le strutture di montaggio e i costi di sistema, soprattutto nelle aree dove lo spazio disponibile incide fortemente sui costi di installazione.
Nonostante l’interesse verso i materiali emergenti, il silicio resta la base dell’industria fotovoltaica. Nel 2026 le tecnologie più avanzate già diffuse su larga scala includono le celle TOPCon (Tunnel Oxide Passivated Contact) e le celle a eterogiunzione (HJT). Entrambe migliorano la selettività dei portatori di carica e riducono le perdite per ricombinazione rispetto alle precedenti architetture PERC.
Le celle TOPCon utilizzano uno strato ultrasottile di ossido di silicio combinato con polisilicio drogato per migliorare il trasporto degli elettroni e minimizzare la ricombinazione superficiale. Questa configurazione ha portato l’efficienza dei moduli prodotti in massa oltre il 24%, con progressi costanti nei coefficienti di temperatura e nell’affidabilità a lungo termine. Negli ultimi due anni, i principali produttori in Cina e in Europa hanno ampliato significativamente la capacità produttiva TOPCon.
La tecnologia HJT combina wafer di silicio cristallino con sottili strati di silicio amorfo, garantendo un’eccellente passivazione e alte prestazioni bifacciali. Sebbene i costi di produzione siano ancora leggermente superiori rispetto alle linee PERC o TOPCon standard, l’automazione e le economie di scala stanno progressivamente riducendo il divario. I moduli HJT risultano particolarmente adatti in ambienti ad alta irradiazione e temperature elevate grazie a coefficienti termici favorevoli.
L’innovazione nei moduli al silicio non riguarda soltanto lo strato assorbitore. I miglioramenti nelle paste metallizzate, nelle tecniche di placcatura in rame e nella riduzione dell’uso di argento hanno contribuito a contenere i costi dei materiali e a ridurre i rischi legati alla catena di approvvigionamento. Con la volatilità dei prezzi dell’argento ancora presente nel 2026, strategie conduttive alternative assumono un ruolo centrale.
Rivestimenti antiriflesso avanzati e superfici in vetro nano-strutturate stanno migliorando l’intrappolamento della luce senza aumentare significativamente la complessità produttiva. Questi trattamenti riducono le perdite per riflessione a diversi angoli di incidenza, incrementando la resa energetica reale, in particolare nei climi dell’Europa settentrionale caratterizzati da luce diffusa.
Anche i materiali di incapsulamento si sono evoluti. I poliolefin elastomerici (POE) di nuova generazione offrono maggiore resistenza all’umidità e alla degradazione UV rispetto all’EVA tradizionale. Questo limita la degradazione indotta dal potenziale e prolunga la vita utile dei moduli, influenzando direttamente il costo livellato dell’energia lungo l’intero ciclo di esercizio.

Oltre al silicio e alle perovskiti, diverse classi di materiali stanno avanzando in applicazioni specifiche. Il fotovoltaico organico (OPV) ha raggiunto efficienze di laboratorio intorno al 19% nel 2026. Pur restando al di sotto del silicio in termini assoluti, gli OPV offrono flessibilità, leggerezza e potenziale integrazione architettonica negli edifici.
Le celle solari a quantum dot rappresentano un altro ambito di intensa ricerca. Regolando la dimensione dei nanocristalli, è possibile adattare con precisione le proprietà di assorbimento. Sebbene la commercializzazione su larga scala sia ancora limitata, moduli pilota mostrano una risposta spettrale migliorata e una possibile integrazione in architetture tandem.
Anche i materiali conduttivi trasparenti stanno cambiando. L’ossido di indio-stagno (ITO), standard consolidato, affronta limiti legati ai costi e alla disponibilità. Alternative come l’ossido di zinco drogato con alluminio e i film a base di grafene sono in fase avanzata di sviluppo, con l’obiettivo di mantenere elevata conducibilità e trasparenza riducendo la dipendenza da elementi critici.
L’efficienza non è più l’unico parametro di progresso tecnologico. Nel 2026, i quadri normativi dell’Unione Europea e di altre regioni pongono crescente attenzione alla riciclabilità e alle emissioni lungo il ciclo di vita. I nuovi moduli sono progettati con strati più facilmente separabili, minore contenuto di sostanze problematiche e migliore tracciabilità delle materie prime.
Le tecnologie di riciclo per wafer in silicio, argento e telai in alluminio stanno diventando economicamente più sostenibili. Diversi impianti industriali recuperano oggi silicio ad alta purezza idoneo alla reintroduzione nel ciclo produttivo, riducendo la necessità di processi energivori per materiali vergini.
La nuova generazione di materiali solari viene quindi valutata non solo per l’efficienza di conversione, ma anche per durata, sicurezza dell’approvvigionamento e impronta ambientale. I produttori che combinano strati assorbitori ad alte prestazioni con approvvigionamento responsabile e pianificazione del fine vita stanno definendo gli standard del fotovoltaico sostenibile nella seconda metà del decennio.